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7/27/2009 
Appartenente all’ordine dei ditteri, genere Aedes e specie albopictus, la Zanzara Tigre, arrivata in Italia più di un decennio fa dal Sudest asiatico, è ormai ben adattata ai nostri ambienti. E’ quindi a tutti gli effetti una zanzara italianizzata.
Dal punto di vista dell’aspetto, Aedes si distingue molto bene dalla zanzara comune per la livrea “tigrata”. L’adulto di Zanzara Tigre, infatti, ha un corpo nero con striature bianche su capo, torace addome e zampe. Le sue dimensioni sono comprese tra i 4 e i 10 mm.
Il ciclo vitale della Zanzara Tigre comprende 4 stadi: uovo, larva, pupa e adulto. Le uova sono nere e lunghe circa mezzo millimetro. Le larve, che crescono e si sviluppano in acqua, sono disposte in un’unica fila a pelo dell’acqua, e sono caratterizzata da una grossa spina centrale. L’adulto, infine, vive sulla terra ferma.
DA DOVE PROVIENE
La Zanzara Tigre ha origine nel Sudest asiatico. Nella seconda metà del ‘900 si è diffusa in numerosi paesi dell’Africa, in 25 stati degli USA, nel Sudamerica, in Australia e nelle isole del Pacifico. In Europa è stata avvistata per la prima volta in Albania nel 1988. I primi avvistamenti in Italia risalgono a metà anni ’90, associati a depositi di pneumatici usati importati e scaricati al porto di Genova. Oggi è diffusa su gran parte del territorio nazionale. E’ presente anche in Francia, Spagna, Svizzera, Belgio, Montenegro e in Israele.
La presenza di “siti a rischio”, come appunto gli pneumatici usati e altri contenitori dove ristagnano anche piccole quantità di acqua, ha consentito la creazione di “aree primarie di colonizzazione” dalle quali è iniziato l’insediamento del territorio circostante.
In Emilia-Romagna, è bastato poco più di un decennio perché Ae. albopictus infestasse tutte le città capoluogo e la maggior parte dei comuni di pianura e bassa collina di ogni provincia. Attualmente la diffusione in nuove località avviene in gran parte per trasferimento passivo tramite il traffico veicolare.
ABITUDINI
Particolarmente aggressiva, la Zanzara Tigre è attiva anche in pieno giorno. Nonostante possa pungere anche uccelli, rettili e perfino anfibi, la femmina di Ae. albopictus attacca preferibilmente l’uomo procurando pomfi e irritazioni fastidiose. Dato che non vola molto in alto, tende a pungere soprattutto le gambe degli esseri umani.
Gli adulti di Zanzara Tigre generalmente preferiscono spazi aperti, al riparo negli ambienti freschi e ombreggiati e trovano quindi rifugio soprattutto tra l’erba alta, le siepi e gli arbusti. Tuttavia, negli ultimi anni sono stati segnalati abbondantemente anche in zone assolate come i parcheggi dei supermercati o nelle aree industriali, dove ci sono pochi alberi.
Tradizionalmente, si riteneva che la Zanzara Tigre non si spostasse più di poche decine di metri. Studi recenti svolti in Emilia-Romagna dimostrano al contrario che è capace di effettuare spostamenti anche di centinaia di metri, avvicinandosi al chilometro.
IL CICLO DELLA ZANZARA TIGRE
La femmina di Aedes, responsabile delle punture all’uomo, può compiere diversi pasti di sangue a distanza di 3-5 giorni uno dall’altro e in condizioni ottimali (ad esempio in laboratorio) può vivere anche più di 40 giorni.
A partire da circa 60 ore dopo il pasto di sangue le femmine depongono tra le 40 e le 80 uova, disponendole singolarmente appena sopra il livello dell’acqua. In laboratorio si è visto che ogni femmina è in grado di deporre le uova anche per 7 cicli consecutivi, per un totale di 350-450 uova per individuo in una stagione.
Grazie a raffinati meccanismi bio-fisiologici, le uova di Zanzara Tigre possono sopravvivere in forma quiescente anche durante il freddo invernale e i periodi di siccità. Una umidità del 60-70% e temperature di 25°C sono sufficienti a far sopravvivere circa un quarto delle uova deposte per 4 mesi. Addirittura, le uova si sono dimostrate capaci di sopravvivere a -10°C per 24 ore!
Basta però che le uova siano sommerse anche in una minima quantità d’acqua per un’ora, a temperature miti, per schiudersi. Se l’immersione si prolunga per almeno 7 giorni, il ciclo adulto della zanzara riparte. In primavera e autunno, dalla deposizione delle uova fino allo sfarfallamento dell’adulto passano in media 15-20 giorni, mentre in piena estate questo periodo si accorcia a soli 6-8 giorni.
La puntura e i rimedi fai-da-te
L'ultimo problema rimane la puntura di zanzara. Se i tentativi di prevenzione sono falliti e siamo stati punti occorre non fare più danni di quelli che vogliamo eliminare. Infatti, nel tentativo di spegnere quel fastidioso gonfiore e prurito, spesso ricorriamo al rimedio fai-da-te come applicare ammoniaca o frizionare il limone. Il primo rimedio di solito ustiona la pelle e il secondo rende la pelle fotosensibile per cui poi ci scottiamo al sole.

2/6/2009

Denti del Giudizio (Ottavi)
Gli ultimi denti dell'arcata superiore e posteriore (l'ottavo dente dal centro) sono chiamati denti del giudizio, terzi molari oppure ottavi. Quando hanno abbastanza posto per erompere nella corretta posizione (in genere tra i 18 ed i 30 anni), i denti del giudizio possono essere un elemento utile della funzione masticatoria. Altrimenti, essi devono non di rado essere rimossi chirurgicamente. Più l'età è avanzata, più difficile diventa questo intervento chirurgico. Per evitare complicazioni, pertanto, è meglio non rimandare troppo l'eventuale asportazione dei terzi molari.
Quando devono essere rimossi i denti del giudizio?
Nei mascellari di molti pazienti non c'è abbastanza posto per alloggiare anche i denti del giudizio. In caso di mancanza di spazio e/o inclinazione errata del germe dentale, l'eruzione (la fuoriuscita) dei denti del giudizio è spesso difficoltosa: essi rimangono completamente o parzialmente nell'osso, senza raggiungere il piano occlusale. Secondo il caso, se perforano o no la gengiva, si chiamano denti del giudizio inclusi (totalmente o parzialmente) o impattati.
Dente del giudizio impattato, inclinato mesialmente
Dente del giudizio impattato, inclinato distalmente
Dente del giudizio in inclusione orizzontale
Dente del giudizio in inclusione verticale (Il nervo passa tra la radice)
Rischio di carie e di infezioni
L'igiene dentale, nella zona dei denti del giudizio parzialmente inclusi, è difficile. La conseguenza è spesso una distruzione cariosa di quest'ultimi oppure dei secondi molari adiacenti. Nella zona d'eruzione del dente si possono anche produrre infiammazioni croniche della gengiva o ascessi purulenti dolorosi.
 La radiografia mostra una carie profonda nella parte posteriore del secondo molare inferiore. La causa è un dente del giudizio inclinato orizzontalmente che non è stato estratto per tempo.
Cisti
Grossa cisti originata da un dente del caso giudizio incluso, e scoperta per tramite una radiografia di controllo.
I denti del giudizio inclusi non di rado sono la causa di formazioni cistiche. Per cisti si intendono delle cavità tondeggianti che si espandono nell'osso senza farsi notare, distruggendolo. In casi molto rari, da una cisti può avere origine un tumore.
Indicazione ortodontica
La forza propulsiva dei denti del giudizio, durante la loro fuoriuscita, può provocare spostamenti dell'arcata dentale, causando una mancanza di spazio nella zona dei denti frontali. Pertanto, l'estrazione dei denti del giudizio può essere necessaria all'inizio di un trattamento ortodontico.
Dolori facciali
I denti del giudizio inclusi possono, qualche volta, provocare dolori nevralgici facciali e devono quindi essere rimossi.
Indicazione protesica
Prima di affrontare una complessa ricostruzione protesica (ponti, protesi totali o parziali) i denti del giudizio impattati dovrebbero essere rimossi.
A quale età dovrebbero essere rimossi i denti del giudizio?
A causa della crescita radicolare e dell'addensamento osseo, l'estrazione dei denti del giudizio è sempre più difficile con l'aumentare dell'età. Pertanto, la rimozione chirurgica degli ottavi dovrebbe essere fatta in giovane età, non appena è chiaro che l'eruzione dei terzi molari non sarà corretta. Nei giovani, il rischio di complicazioni è molto basso. Grazie alla buona capacità di guarigione, osso e gengive saranno presto rigenerati.
L'intervento chirurgico
Prima dell'intervento chirurgico viene eseguito un esame approfondito del cavo orale. Le radiografie tomografiche eseguite mostrano gli ottavi con le loro radici, la loro posizione nell'osso e la loro vicinanza a certe strutture anatomiche (nervi, seno mascellare). Eventuali allergie, malattie in generale e farmaci assunti.
Per l'estrazione operatoria di un ottavo in inclusione ossea vengono prima aperti i tessuti che lo ricoprono esponendo il dente. L'osso viene asportato con molta cura, quindi il dente è tolto intero o sezionato in due o più parti, chiudendo poi la ferita con dei punti di sutura. Secondo il grado di difficoltà, l'intervento dura da 20 a 45 minuti. Il giorno dopo l'intervento viene effettuato un controllo della ferita, ed i punti di sutura sono rimossi dopo una settimana.
Anestesia
La rimozione dei denti del giudizio inclusi è un intervento di routine, che può essere eseguito ambulatoriamente in anestesia locale. Anche se l'operazione è completamente indolore, può risultare traumatica ai pazienti ansiosi e sensibili.
Dopo l'intervento - Che cosa succede?
Dolore: L'intensità e la durata del dolore dipendono dalla complessità dell'intervento. Normalmente non è molto forte e scompare dopo pochi giorni. Con gli antidolorifici è possibile controllarlo senza problemi.
Gonfiore: con questo tipo d'intervento c'è da aspettarsi un gonfiore più o meno accentuato. Compresse fredde aiutano a contenere la tumefazione che raggiunge il suo massimo circa 48 ore dopo l'intervento.
Ematoma: Qualche volta può avvenire una colorazione della cute a causa di un ematoma. Apertura della bocca: Nei primi giorni l'apertura della bocca può essere limitata.
Rischi e complicazioni
La rimozione chirurgica dei denti del giudizio è un'operazione di routine, effettuata nel nostro Studio molto frequentemente e quasi sempre senza problemi. Con l'esperienza del chirurgo diminuisce anche il rischio di eventuali complicazioni. Ciò nonostante, il consenso informato del paziente prevede l'informazione su tutte le complicanze possibili, seppure quelle rare, del trattamento previsto.
- Infezioni: in tutte le operazioni chirurgiche esiste il rischio di un'infezione batterica della ferita. Con il trattamento locale (lavaggio, drenaggio) ed con l'eventuale assunzione di antibiotici, in genere il problema si risolve velocemente.
- Seno mascellare: durante la rimozione dei denti del giudizio superiori il seno mascellare può essere aperto se i denti inclusi sono collocati molto in alto. Una chiusura stagna della ferita tramite punti di sutura porta di solito ad una buona guarigione.
- Denti adiacenti: occasionalmente le radici dei denti adiacenti possono essere danneggiate qualora quest'ultime si trovino a diretto contatto con i denti del giudizio.
- Disturbi della sensibilità: i nervi sensitivi della lingua e del labbro inferiore sono in stretta relazione anatomica con i denti del giudizio inferiori. In certi casi l'intervento può causare una passeggera iposensibilità o insensibilità della lingua o del labbro inferiore. Perdite di sensibilità permanenti sono una complicazione molto rara.
- Frattura della mandibola: in casi estremamente rari si può assistere alla frattura della mandibola se questa è indebolita (osteoporosi, atrofia, difetto osseo molto esteso). In ogni caso, nelle prime settimane dopo l'intervento, è consigliato evitare le attività sportive ed i cibi particolarmente duri.
- Residui di radice: se il dente del giudizio ha delle radici lunghe e sottili, gli apici radicolari possono fratturarsi durante l'avulsione. Questi residui radicolari vengono accuratamente cercati e rimossi dall'osso. Qualora la rimozione dei frammenti presenti dei rischi a causa della difficile situazione anatomica (per esempio vicinanza di un nervo), essi possono anche essere lasciati in sito; di regola ciò non influenza negativamente la guarigione della ferita.
8/30/2008
Si definisce ''diarrea del viaggiatore'' una forma di diarrea che può insorgere durante o subito dopo un viaggio in un paese con condizioni igienico-sanitarie insufficienti. Si tratta di una condizione non grave a carattere transitorio, che tuttavia può pregiudicare l'esito di una vacanza o di un viaggio di lavoro. E' caratterizzata da tre o più evacuazioni al giorno di feci non formate, spesso accompagnate da altri disturbi come dolore e crampi addominali, nausea e, occasionalmente, febbre; i sintomi compaiono in genere nel corso della prima settimana (ma possono manifestarsi in qualsiasi momento anche dopo il ritorno) e si protraggono in genere per circa 4 giorni. Il 10% delle persone con questi sintomi presenta anche perdita di sangue con le feci (diarrea ematica o dissenteria). Nella maggior parte dei casi la diarrea è provocata dall'ingestione di bevande e alimenti contaminati da batteri; Escherichia coli, Campylobacter, Shighella, Salmonella sono gli agenti più frequentemente implicati nell'insorgenza di questo disturbo; in altri casi gli agenti responsabili sono virus o parassiti. Va rilevato che il clima caldo-umido, il cambiamento delle abitudini alimentari e le carenze igieniche possono giocare un ruolo favorente. Fattori predisponenti sono l?età inferiore a 30 anni, i viaggi avventurosi, l'assunzione di farmaci che diminuiscono l'acidità gastrica (ad es. ranitidina, omeprazolo) e la compromissione del sistema immunitario.
Prevenzione
Chi si reca nella aree ritenute a maggior rischio igienico sanitario, come l'Africa, il Sud America, alcune aree del medio Oriente e la maggior parte dell'Asia, deve porre particolare attenzione nell'evitare alimenti e bevande che potrebbero essere contaminati. E' infatti importante:
- Lavarsi le mani dopo essere andati in bagno e prima di toccare il cibo
- Utilizzare solo acqua contenuta in bottiglie sigillate (oppure bollita o potabilizzata) sia per bere sia per lavare i cibi e lavarsi i denti
- Evitare il ghiaccio nelle bevande
- Evitare cibi a maggior rischio di contaminazione batterica come frutti di mare, molluschi, carne cruda o poco cotta, verdure crude, frutta fresca che non può essere sbucciata, cibi conservati al caldo, piatti a base di uova crude (maionese, zabaione), latte e latticini non pastorizzati
L'assunzione a scopo profilattico di farmaci antibatterici è riservata solo a particolari casi in cui vi siano problemi di salute tali da rendere pericoloso un episodio di diarrea.
L'assunzione qualche giorno prima della partenza e durante il soggiorno di probiotici o fermenti lattici (es. Enterogermina, Neolactoflorene, Lacto 5, ecc.) ha lo scopo di colonizzare l'intestino con microrganismi innocui in grado di competere con i microrganismi patogeni, stimolando il sistema immunitario; tuttavia non è ancora chiarito se queste sostanze possano diminuire il rischio di contrarre la diarrea.
Trattamento
Nonostante si adottino tutte le precauzioni, può capitare che ci si ammali ugualmente. Nella maggior parte dei casi le persone colpite non richiedono un trattamento farmacologico ma devono semplicemente aumentare l'assunzione di liquidi e reintegrare glucosio e sali minerali che sono stati persi con le feci, mediante l'assunzione di bevande zuccherate come limonate, succhi di frutta o brodo. In alternativa, esistono in commercio specifiche formulazioni reidratanti (ad es. Dicodral, Reidrax, ecc.) in bustine da disciogliere in acqua (non contaminata). Questo provvedimento è particolarmente importante soprattutto nei bambini e nelle persone anziane.
Per quanto riguarda l'alimentazione, è meglio attenersi ad una dieta semplice e leggera a base di cibi ricchi di amido come riso, pane e patate.
Per un sollievo dai sintomi è possibile ricorrere alla loperamide (es. Imodium, Dissenten) un farmaco in grado di ridurre la frequenza delle scariche. Questo farmaco non deve essere tuttavia assunto dai bambini al di sotto dei 4 anni, mentre nei bambini più grandi deve essere prescritto dal medico ed è controindicato nelle forme di diarrea con perdita di sangue.
Nella maggior parte dei casi non è necessario un trattamento con antibiotici; Per chi si reca in paesi ad alto rischio igienico-sanitario (es. Africa, Asia, Sud America, Medio Oriente), dove i servizi igienici non sono facilmente raggiungibili, portare con sè un antibiotico ad ampio spettro può rappresentare una precauzione ragionevole.
Quando rivolgersi al medico
- In caso di dissenteria
- Se compaiono febbre e confusione mentale.
- Se, nonostante il trattamento antibiotico, le condizioni non migliorano nell'arco delle 24 ore oppure peggiorano.
- Se al ritorno dal viaggio la diarrea persiste per più giorni.
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