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11/14/2009 AMMAZZAGIUSTIZIAPRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIOSIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
9/30/2009 LE QUATTRO GIORNATE DI NAPOLI28 settembre - 1° ottobre 1943
Napoli e la guerra Alla vigilia della II guerra mondiale Napoli contava circa 900.000 abitanti che, con la provincia, arrivano a 1.750.000 [1]. Nel corso del ventennio fascista era quindi decaduta da prima a terza città d’Italia. Il regime dittatoriale in un primo tempo aveva fatto registrare progressi in campi quali quelli dell’edilizia e degli edifici pubblici, dell’orario lavorativo e del sistema previdenziale e dell’alfabetizzazione. Ma il divario nord-sud crebbe vorticosamente, specialmente nello strategico settore delle comunicazioni ferroviarie e stradali e delle opere pubbliche in genere che, salvo eccezioni, resteranno praticamente le stesse dell’epoca giolittiana, e che troveranno un successivo sviluppo solo con l’avvento della Repubblica. Mussolini investì enormi risorse nella guerra coloniale per la conquista dell’Etiopia (1935-6), in cui furono utilizzati da parte italiana i gas asfissianti. Caduto nell’abbraccio mortale col nazismo, partecipò nella guerra civile spagnola (1936-39) ed emanò le leggi razziali (1838). Il 10 giugno 1940, il ministro degli esteri italiano, conte Ciano, genero del “Duce”, consegnò le dichiarazioni di guerra alle potenze occidentali. Si disse che Mussolini avesse inteso scommettere su di una rapida e vittoriosa soluzione del conflitto per trarne vantaggio, ma il suo si rivelò un colossale e criminale sbaglio, in quanto l’Italia, come ben presto i fatti dimostrarono, non aveva né le risorse, né la tecnologia, né tantomeno la volontà di imbarcarsi nella tragica avventura. In effetti, Mussolini reiterò più volte la sua irresponsabilità: assalì la Grecia, dichiarò guerra agli Stati Uniti, inviò un’armata in Russia quando già le cose volgevano al peggio per il cosiddetto “Asse” italo-germanico.
Napoli nel 1940 era del tutto impreparata alla guerra, con poche difese efficienti, tenuto conto della sua posizione strategica per il rifornimenti all’esercito che combatteva in Africa. La difesa aerea della città era affidata alle navi militari che si alternavano nel porto, ed alla obsoleta artiglieria dell’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea). Gli aerei da caccia erano pochi ed assolutamente inadeguati a fronteggiare gli avversari. Non esisteva alcun moderno sistema di avvistamento (il radar era sconosciuto in Italia, mentre gli alleati lo utilizzavano già da tempo). Vennero designati dei “capi-palazzo” per il soccorso dei civili e lo spegnimento degli incendi. A partire dalle ore serali entrava in vigore l’oscuramento col divieto di far filtrare le luci.
I bombardamenti notturni inglesi iniziarono nel novembre del 1940. I danni riguardarono soprattutto la zona portuale e quella industriale del versante orientale della città. Alcuni di coloro che avevano perso la casa si trasferirono nelle grotte naturali e nei tunnel cittadini. Il 18 novembre 1941, un grappolo di bombe distrusse l’avanti-ricovero [2] di Piazza Concordia, facendo strage degli occupanti. Dal 4 dicembre del 1942, si aggiunsero i bombardamenti diurni americani, con un’incursione d’alta quota che provocò novecento vittime. In quell’occasione, non si ebbe neanche il tempo di far suonare le sirene d’allarme. In porto, l’incrociatore “Attendolo” fu centrato in pieno e si capovolse. Il 15 dicembre successivo i bombardieri distrussero l’ospedale Loreto, il gasometro, i bacini di carenaggio. I devastanti attacchi americani si intensificarono nei primo mesi del 1943, con bombardamenti a tappeto da alta quota, effettuati da centinaia di bombardieri pesanti, mentre la caccia nemica seminava spezzoni incendiari dappertutto. Fu distrutto il sistema d’allarme e la gente, ormai allo stremo delle forze, veniva avvertita dell’arrivo degli aerei dai vani spari della contraerea.
Non è possibile in questa sede elencare tutte le incursioni, ma ci preme raccontare almeno gli episodi più drammatici. Il 28 marzo 1943 in porto avvenne un incendio sulla nave da trasporto Caterina Costa, carica di munizioni e benzina, ed in procinto di percorrere la “rotta della morte” verso la Tunisia. Nonostante l’evidente pericolo, la nave non venne rimorchiata al largo, ma si tentò di salvare il carico (per ordine diretto del governo del “Duce dell’Impero”, che però se ne stava a Roma…). Non si riuscì a controllare l’incendio, la nave saltò in aria, causando l’affondamento di altre unità navali ormeggiate nei pressi. La città fu investita da una pioggia di fuoco, lamiere roventi e schegge che arrivarono fino a piazza Carlo III, con migliaia tra morti e feriti. Il 4 agosto 1943 Napoli fu colpita dalle “fortezze volanti” americane da alta quota, ininterrottamente per 43 ore, causando 20.000 morti; furono rasi al suolo ospedali, chiese, orfanotrofi, abitazioni civili, e la basilica di Santa Chiara. Dal 6 all’8 settembre ci furono le ultime terribili incursione americane.
L’8 settembre fu annunciata la resa dell’Italia, distrutta e divisa in due. Le famiglie italiane piangevano quattrocentomila morti (per due terzi figli del Sud).
In concomitanza con l’annuncio della resa, l’8 settembre gli Americani diedero inizio all’operazione Avalanche, sbarcando nel Salernitano. Ciò che restava della flotta italiana, che non era stata impegnata a difesa della Sicilia, faceva rotta su Malta per consegnarsi agli Inglesi, come previsto nella capitolazione, subendo la perdita della corazzata “Roma” ad opera dell’aviazione tedesca.
La corazzata Roma La forza di invasione di 170.000 uomini attuò lo sbarco lungo ben 40 chilometri di costa alle 03.30 del 9 settembre. Nel momento in cui i soldati iniziarono a prendere terra, l'aviazione tedesca diede inizio ad una serie di attacchi aerei, provocando gravi perdite tra le file alleate. All’alba gli alleati giunsero a Cava de' Tirreni, dove i tedeschi concentrarono i carri armati lungo le case per tenerli al riparo dal fuoco nemico. A contrastare lo sbarco fu l’agguerrita divisione blindata tedesca “Hermann Goering”, che il 13 settembre sferrò il contrattacco che non riuscì per il poderoso appoggio allo sbarco dato dal’artiglieria navale e dall’aviazione alleata. Il duro risvolto si ebbe sulla popolazione civile a causa dei bombardamenti, apocalittici per entità, terrore ed orrore. Dal giorno 15 i tedeschi iniziarono a ripiegare, attuando la "politica della terra bruciata", ovvero la distruzione di tutto ciò che era impossibile portar via e la cattura degli uomini da condurre nei campi di concentramento o ai lavori forzati. Per non lasciare il porto di Napoli nelle mani degli anglo-americani, occuparono la città. L’ordine del Fürher specifico per Napoli prescriveva un piano sistematico di distruzione, rastrellamenti e sterminio denominato "cenere e fango". Tuttavia i tedeschi riuscirono ad impegnare le forze terrestri anglo-americane quasi per tutto il mese di settembre, mentre la tragedia dei bombardamenti navali coinvolse tutta la zona interessata.
Dopo tre anni di guerra fascista, Napoli, sventrata da 107 bombardamenti, s'era svuotata, abbandonata da intere famiglie in fuga nelle campagne. Erano rimasti i rassegnati, gli indifferenti, i fascisti, e i disperati. Furono questi ultimi a ribellarsi, a passare dalla disperazione all'esasperazione per i soprusi nazisti, dopo l'occupazione della città. In agosto si era formato il Comitato di Liberazione dei Partiti Antifascisti con de Ritis, Palermo, Rodinò, Parente, Ferri e Ingangi. Benedetto Croce riuscì a raggiungere Capri, già in mani alleate, dove iniziò la formazione del nuovo governo. La città era senza viveri, trasporti o qualsiasi altro tipo di servizio pubblico: vi erano 80.000 disoccupati. Gli Alleati lanciavano manifestini dagli aerei invitando il popolo a ribellarsi alle truppe germaniche. Il Comitato di Liberazione chiedeva armi, ma il comando militare [3]esitava ad armare la popolazione: le forze armate italiane erano in completo dissolvimento, grazie all'esempio del re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia e dei suoi degni generali che avevano pensato soltanto a mettersi in salvo. La rabbia dei nazisti per il fallimento del servizio obbligatorio che tentavano di introdurre, venne espressa nel manifesto del 26 settembre emanato dal comandante Scholl, che gridava al sabotaggio e minacciava di fucilare all'istante i contravventori: "Al decreto per il servizio obbligatorio di lavoro hanno corrisposto in quattro sezioni della città complessivamente circa 150 persone, mentre secondo lo stato civile avrebbero dovuto presentarsi oltre 30.000 [3000 è un errore di stampa del manifesto, ndr] persone. Da ciò risulta il sabotaggio che viene praticato contro gli ordini delle Forze Armate Germaniche e del Ministero degli Interni Italiano. Incominciando da domani, per mezzo di ronde militari, farò fermare gli inadempienti. Coloro che non presentandosi sono contravvenuti agli ordini pubblicati, saranno dalle ronde senza indugio fucilati. Il Comandante di Napoli Scholl"
Il giorno dopo, il 27 settembre, ebbe inizio la caccia all'uomo: le strade vennero bloccate e gli uomini, senza limiti di età, furono caricati con la forza sui camion per essere avviati al lavoro forzato in Germania. L'odio contro di loro e contro i fascisti che ancora gironzolavano per la città a fianco dei soldati tedeschi saccheggiando e portando via quanto potevano, aumentava giorno per giorno. Si ebbero delle fucilazioni di uomini e donne che si erano opposti al saccheggio delle loro case, mentre il generale Del Tetto completava la consegna della città all'esercito tedesco e proibiva al popolo in un suo manifesto di assembrarsi perché in tal caso sarebbe stato costretto a dare ordine di sparare sulla folla. A questo punto, per i napoletani non c'erano alternative: se volevano sfuggire alla deportazione dovevano combattere contro i tedeschi e impedire che attuassero i loro piani. Cosi, senza essere né preparata né organizzata, scoppiò l'insurrezione di Napoli, una risposta spontanea in cui erano presenti anche i partiti antifascisti ma senza avere quella funzione di guida che avranno invece durante la lotta partigiana. I napoletani uscirono allo scoperto nelle prime ore del 28 settembre: erano armati alla meglio, con vecchi fucili, pistole, bombe a mano, bottiglie incendiarie che avevano subito imparato a costruire e qualche mitragliatrice leggera nascosta nei giorni dell'armistizio. Altre armi se le procurarono combattendo. Tutto ciò sconcertò il comando tedesco che non si attendeva questa reazione.
Il 28 settembre 1943 Napoli insorgeva, mobilitandosi in diversi quartieri e con intensità e partecipazione sociale e politica diversificate, in un impetuoso slancio mirato a scacciare i tedeschi da Napoli. Da allora, si è detto e scritto di tutto sulle Quattro Giornate. A volte si è anche taciuto, e persino negato che avessero mai avuto luogo. Eppure i fatti sono lì, ricostruibili e ricostruiti nella loro essenzialità e nei loro antecedenti, quali, tra gli altri, il clima instauratosi dopo l’8 settembre, le prime violenze tedesche contro i civili, gli implacabili rastrellamenti alla ricerca dei cittadini maschi nascosti, gli arruolamenti coatti, lo sgombero forzato della fascia costiera urbana, per non dire della fame e degli orrori della guerra voluta dal fascismo. La scintilla scoppiò al Vomero. Erano da poco passate le nove, quando giunse la notizia che un marinaio era stato freddato con un colpo di pistola, mentre stava bevendo alla fontanella che si trova all’angolo di via Girardi, proprio di fronte all’Ospedale Militare. Una decina di giovanissimi sotto i vent’anni, in piazza Vanvitelli, si precipitarono addosso ai tre tedeschi che occupavano una camionetta, li costrinsero a scendere ed incendiarono il mezzo. I tedeschi approfittarono di questo momento per fuggire e dare l’allarme. Giunsero soldati in massa, ma i giovani non desistettero e si rifugiarono nel Museo di San Martino, mentre la voce della rivolta si spandeva in città. In un attimo piovvero dalle finestre delle case suppellettili per ostruire le strade. Gli scontri tra tedeschi e gruppi di insorti armati si accesero nel Vomero, ma anche nella zona tra Foria, il Museo e Piazza Carlo III.
Ben presto il fuoco divampa, ed una delle aree in cui maggiormente si concentra l’azione propriamente militare riguarda il sistema viario dei collegamenti da e per Capodimonte, con punti nevralgici al Moiarello, al Ponte della Sanità, in via Santa Teresa. Si tratta evidentemente delle postazioni forti dello schieramento tedesco o comunque dei principali punti di disimpegno, o di fuga, o semplicemente di sbocco dal perimetro cittadino in direzione nord. Già nella giornata seguente, mentre il contagio insurrezionale si espande guadagnando nuovi percorsi nella città bassa e l’adesione di frange popolari e ultrapopolari - ma anche di significativi spezzoni di borghesi e intellettuali - altri teatri d’azione si impongono, al corso Malta, a Poggioreale, al Vasto, in via Carbonara e in via Roma in direzione della Prefettura e di piazza del Plebiscito. Avvengono episodi di straordinario ardimento (come al Rione Materdei o, ancora, alla Sanità) a diretto contatto con le pattuglie tedesche o nel corso della rischiosa azione di sminamento dei tanti edifici, fabbriche, manufatti su cui hanno lavorato i «guastatori» tedeschi. Emergano embrionali ma funzionali strutture organizzative dell’intero moto di rivolta antitedesco, in particolare al Vomero, attorno al Liceo Sannazaro, e al Parco Cis in via Salvator Rosa. Ancora un giorno e mezzo di scontri, e ancora tanto sangue versato: al Bosco di Capodimonte, alla masseria del Pagliarone in via Belvedere, in piazza Dante, alla masseria Pezzalonga nelle campagne retrostanti la via Pigna, in via Nardones; vengono troncate, fra le altre, le giovanissime vite di Gennarino Capuozzo, Pasquale Formisano, Filippo Illuminato, del soldato Mario Minichini, degli studenti Adolfo Pansini e Giovanni Ruggiero. Infine, l’episodio culminante della liberazione degli ostaggi rinchiusi nel Campo sportivo del Vomero, che prelude in pratica all’abbandono della città da parte dei tedeschi e all’entrata delle avanguardie anglo-americane nella mattinata del 1° ottobre. Le Quattro Giornate restano nella storia della città come uno straordinario momento di coraggio e di unità. Esse furono il punto di arrivo e di svolta rispetto al passato e punto di partenza, rispetto a quello che allora si configurava come futuro e che costituisce oggi il presente, quanto mai problematico. «Le quattro giornate di Napoli costituiscono uno degli episodi più degni di ricordo della nostra storia nazionale e uno dei pochissimi avvenimenti consolatori di questi ultimi venticinque anni» (Corrado Barbagallo [1]). Il maturo professore di storia spiega bene, del resto, come le Quattro Giornate rimangano incomprensibili se non si fa almeno un passo indietro, se non agli anni della dittatura, certo al suo epilogo atteso e inglorioso, a quell’8 settembre del ’43 quando chi aveva perduto la propria partita (fascisti e tedeschi insieme) volle, comunque, provare a forzare un esito che il popolo italiano accolse concordemente come la fine di un lungo incubo. Se questa è la premessa, l’insurrezione napoletana non può essere interpretata – come fece allora Croce, prigioniero del fantasma fuorviante del 1799, e perfino Adolfo Omodeo - come l’ennesima ribellione di una città lazzarona che infierisce su un nemico già sconfitto e ormai in fuga. Ciò che i tedeschi avevano fatto a Napoli dopo l’8 settembre, appartiene alla brutalità cieca, tipica di chi è consapevole della inevitabilità della propria sconfitta, e da quindi libero sfogo alla volontà distruttiva. Se, dunque, Napoli è stata la prima grande città europea che ha sperimentato la resistenza armata al nazismo, lo è soprattutto nel senso che qui per la prima volta il nazismo ha mostrato in quale modo intendesse comportarsi in quella seconda parte della guerra mondiale che esso trasforma in un calvario distruttivo, nibelungico, verso la catastrofe. Per quattro giorni, i napoletani scelsero la lotta aperta, imbracciarono le armi, eressero barricate, lanciarono bombe, tesero agguati, costringendo le truppe tedesche alla resa, alla fuga. Resistettero al nemico artisti, poeti, scrittori [2]. Anche gli ufficiali dell'esercito italiano (spariti in un primo momento) e gli antifascisti si unirono ai sollevati. Quanti presero le armi, vecchie armi italiane meno efficienti, meno micidiali di quelle tedesche, furono dunque tanti. Le azioni di scontro in ogni quartiere della città e soprattutto al Vomero, all’Arenella, a Capodimonte, a Ponticelli, infittite e protratte negli ultimi quattro giorni del settembre e nella mattinata del primo ottobre, furono decisive per affrettare l’abbandono della città da parte delle truppe tedesche proprio per la attiva solidarietà della popolazione con quel pugno di combattenti, che si moltiplicava in ogni punto della città.I tedeschi avrebbero voluto ridurre l’abitato a cenere e fango, avevano minato, fatto saltare in aria, incendiato case, alberghi, battelli in mare, impianti di servizi, l’Archivio di Stato. Le distruzioni sarebbero state infinitamente maggiori se la popolazione non fosse coralmente insorta a sostenere i suoi studenti, i suoi operai, i suoi uomini più consapevoli nella lotta aperta. I tedeschi, all'alba del primo ottobre, si ritirarono compiendo vili rappresaglie tra le popolazioni che incontravano sul loro cammino.
Quando gli alleati entrarono in città, non trovarono un nemico che fosse uno. Napoli s'era liberata da sola. Nel dopoguerra, oltre alla medaglia d’oro alla città di Napoli, furono conferire agli insorti 4 medaglie d’oro alla memoria, 6 d’argento e 3 di bronzo. Le medaglie d'oro furono assegnate ai quattro scugnizzi morti: Gennaro Capuozzo (12 anni), Filippo Illuminati (13 anni), Pasquale Formisano (17 anni) e Mario Menechini (18 anni). Medaglie d’argento alla memoria di Giuseppe Maenza e di Giacomo Lettieri; medaglie d’argento ai comandanti partigiani Antonino Tarsia, Stefano Fadda, Ezio Murolo, Giuseppe Sances; medaglie di bronzo a Maddalena Cerasuolo, Domenico Scognamiglio e Ciro Vasaturo. Questo il bollettino delle 4 giornate: oltre 2.000 combattenti, 168 furono i napoletani caduti in combattimento, 162 i feriti, 140 le vittime tra i civili, 19 i morti non identificati, 162 i feriti, 75 gli invalidi permanenti. La motivazione della medaglia d'oro al valore militare conferita alla città di Napoli fu la seguente: “CON UN SUPERBO SLANCIO PATRIOTTICO SAPEVA RITROVARE, IN MEZZO AL LUTTO E ALLE ROVINE, LA FORZA PER CACCIARE DAL SUOLO PARTENOPEO LE SOLDATESCHE GERMANICHE SFIDANDONE LA FEROCE DISUMANA RAPPRESAGLIA. IMPEGNATA UN'IMPARI LOTTA COL SECOLARE NEMICO OFFRIVA ALLA PATRIA NELLE QUATTRO GIORNATE DI FINE SETTEMBRE 1943, NUMEROSI ELETTI FIGLI. COL SUO GLORIOSO ESEMPIO ADDITAVA A TUTTI GLI ITALIANI LA VIA VERSO LA LIBERTÀ, LA GIUSTIZIA, LA SALVEZZA DELLA PATRIA”. Fara Misuraca e Alfonso Grasso Note [1] Cfr. Censimento del 1936, Annuario Istat. [2] Era uno spiazzo antistante la discesa nel ricovero, dove di solito la gente si radunava nell’attesa di verificare che non si trattasse di un falso allarme [3] Ciò che restava del presidio italiano era affidato al generale Del Tetto che provvide a diffondere un manifesto con cui si proibivano gli assembramenti. Chi a caldo (siamo nel dicembre del ’43) scrive queste righe non è un giovane protagonista ancora suggestionato dalla esaltante novità di quelle giornate, ma un professore universitario quasi settantenne, Corrado Barbagallo. Nei suoi scritti, si ritrova la geografia urbana di quelle ore, i luoghi dove l’insurrezione scoppiò, le strade dove i combattimenti furono più accaniti e non si faticherà a capire da questa toponomastica che fu l’intera città ad esplodere sotto il peso di un dominio che proprio nella sua agonia mostrava il suo volto più inutilmente feroce.
« Dopo Napoli la parola d'ordine dell'insurrezione finale acquistò un senso e un valore e fu allora la direttiva di marcia per la parte più audace della Resistenza italiana »
7/17/2009 SMIGNOTTARE E' GIUSTOIl "Manuale delle Giovani Mignotte"Sfruttare le proprie armi di seduzione per ottenere qualcosa non solo non è sbagliato ma è buono e giusto. A sostenerlo (con tanto di suggerimenti) è Debora Ferretti, l'autriceSmignottare è etico, legittimo, addirittura doveroso. Questo, in sintesi, il pensiero dell'autrice del Manuale delle Giovani Mignotte (MGM, da ora in poi, aliberticastelvecchi editore). Debora Ferretti è "favorevole alla seduzione come mezzo per arrivare dove si vuole arrivare". Qualche esempio? "Un'elegante fuoriserie con cui sfrecciare verso la villa in Costa Azzurra, un mese di affitto, un mazzo di gardenie, un uomo per tutta la vita, un etto di prosciutto o un posto in Parlamento". Questo libro è una sorta di guida(così almeno viene presentato) per quelle che ancora non sanno di essere "sedute su una fortuna", come recita il sottotitolo. Ma anche un'assoluzione nero su bianco per chi ha già sfruttato quello che la natura le ha dato in dote. Quindi ho capito bene: smignottare è cosa buona e giusta? Mi preme dire che questo libro è estremamente contestualizzato. Nel 2009, in Italia, è un dato di fatto che il tessuto morale si sia molto allentato. Le tanto criticate Veline e Noemi varie fanno parte di un circuito. Che poi è lo stesso a cui apparteniamo noi. I costumi vanno certamente rivisti ed elevati ma non bisogna aspettarsi che questo rinnovamento parta da loro. Nessuna perplessità nella scelta del titolo "poco presentabile"? Mi sono lanciata andare anche perché un libro è un fatto collettivo. C'è un autore che scrive ma ci sono anche una casa editrice e un direttore editoriale. Il titolo ovviamente è una parafrasi del Manuale delle Giovani Marmotte. Viviamo in un'epoca in cui i costumi sono molto licenziosi. È vero che "mignotta" è ancora un termine molto forte ma l'accoglienza è stata buonissima. Anche al Festival del libro di Torino. Com'è arrivata l'ispirazione decisiva? Il libro nasce dall'osservazione delle dinamiche tra uomini e donne e tra donne e donne, dalla lettura dei titoli dei giornali, dall'osservazione delle trasmissioni televisive. Viviamo in un'epoca che, nello stesso momento, mercifica la femminilità e la assurge a protagonista assoluta. Anche per pubblicizzare una colla fai vedere un seno o una natica. Tutti i manuali hanno per definizione uno scopo. Qual era il tuo? Aiutare le donne a fare bandiera della propria femminilità senza impicci morali o falsa etica. Lo sappiamo benissimo che, avvenenti o meno, le donne riescono a ottenere qualcosa con un battito di ciglia, un accavallamento di gambe, un ammiccamento e uno sguardo. Fa parte delle dinamiche tra sociali, delle leggi del marketing. Eppure continuiamo a farcene specie. Io l'ho semplicemente messo nero su bianco. Qualche regoletta in pillole... C'è un ottalogo. Lo cito a memoria, "Smignottare è giusto, morale, liberatorio, doveroso, intelligente, è l'antitodo ai rimpianti, divertente, godurioso". E poi una cosa fondamentale sull'immagine: essere mignotta non significa per forza sembrarlo. La donna superaccessoriata abbronzata già a gennaio non necessariamente è più disponibile della signorina molto bon ton. In tutto questo gli uomini come sono messi? Ci riflettevo qualche giorno fa con una mia amica. Sappiamo, da femmine, che se la tua auto resta in panne c'è sempre un meccanico improvvisato che si offre di aiutarti. Se il tuo gattino finisce sul tetto c'è il vicino di casa disposto ad andarlo a recuperare. Se vuoi avere il panino più farcito, basta ammiccare. È una questione genetica: l'uomo per ottenere la nostra attenzione e i nostri servigi deve in qualche modo e, in senso molto lato, pagare. È un dare e avere. Quindi non si scappa. Ogni donna, bella o brutta, è un po' mignotta? Esatto. Io mi guardo intorno e ho continuamente conferma che, geneticamente, la donna è mignotta e l'uomo è predisposto a subire la fascinazione femminile. E tutto questo prescinde dall'aspetto fisico. Anche una donna che non è una miss può ottenere quello che si mette in testa. Al di là delle gambe, del seno, dei fianchi e delle pelle la mignotteria è intelligenza. Per scrivere un manuale bisogna essere un'espertona della materia. La tua mignotteria dove ti ha portato? Mi fai una domanda di una crudeltà estrema. Non mi voglio certo affrancare dalla categoria, io utilizzo la mia femminità come e quando posso. Diciamo che faccio le cose che mi piace fare nella vita e penso che questo sia già un privilegio. Fonte: http://donna.libero.it/lifestyle/manuale-delle-giovani-mignotte-smignottare-ne1980.phtml 6/7/2009 HEROESLa testimonianza di Chai Ling
Chai Ling, 23 anni, studentessa all’università di Pechino, è stata una dei leader degli studenti e capo del "Comando generale" degli studenti di Piazza Tiananmen, fino al momento della strage. Fuggita in clandestinità dal 4 giugno, a metà mese ha fatto pervenire alla stazione televisiva TVB di Hong Kong un nastro registrato in cui da un resoconto di come si sono svolti gli avvenimenti a Pechino. Fra le tantissime versioni dei fatti, la testimonianza di Chai Ling assume una importanza ed una drammaticità uniche. Oggi è l’8 giugno 1989. Sono le 4 del pomeriggio. Io sono Chai Ling, Capo del Comando Generale della Piazza Tiananmen. Sono ancora viva. Penso di essere qualificata per narrare ad ogni compatriota e ad ogni cittadino cinese come si svolsero gli eventi tra il 2 ed il 4 giugno.
5/26/2009 VIAGGIO IN COREA DEL NORDSergio Ramazzotti 4/15/2009 A PAGINA 236 DI GOMORRAIo so e ho le prove. So come è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova. 1/9/2009 E' ANCHE IL MONDO DOVE VIVIAMOLettera della vice presidente del Parlamento europeo
Non una parola, non un pensiero, non un segno di dolore per le centinaia di persone uccise, donne, bambini, anziani e militanti di Hamas, anche loro persone. Case sventrate, palazzi interi, ministeri, scuole, farmacie, posti di polizia. Ma dove è finita la nostra umanità. Dove sono i Veltroni, con i loro “I care”, come si può tacere o difendere la politica di aggressione israeliana.
La popolazione di Gaza e della Cisgiordania, i palestinesi tutti, pagano il prezzo dell’incapacità della Comunità Internazionale di far rispettare ad Israele la legalità internazionale e di cessare la sua politicale coloniale.
Certo Hamas con il lancio dei razzi impaurisce ed è una minaccia contro la popolazione civile israeliana, azioni illegali, da condannare. Bisogna fermarli. Ma basta con l’ impunità di Israele e dei ricatti dei loro gruppi dirigenti. Dal 1967 Israele occupa militarmente i territori palestinesi, una occupazione brutale e coloniale. Furto di terra, demolizione di case, check point dove i palestinesi vengono trattati con disprezzo, picchiati, umiliati, colonie che crescono a dismisura portando via terra, acqua, distruggendo coltivazioni. Migliaia di prigionieri politici, ai quali sono impedite anche le visite dei familiari.
Ma voi dirigenti politici, avete mai visto la disperazione di un contadino palestinese che si abbraccia al suo albero di olivo mentre un buldozzer glielo porta via e dei soldati che lo pestano con il fucile per farglielo lasciare, o una donna che partorisce dietro un masso e il marito taglia il cordone ombelicale con un sasso perché soldati israeliani al check point non gli permettono di passare per andare all’ ospedale, o Um Kamel, cacciata dalla sua casa, acquistata con sacrifici perché fanatici ebrei non sopravissuti all’olocausto ma arrivati da Brooklin, pensando che quella terra e quindi quella casa sia loro per diritto divino, sono entrati di forza e l’hanno occupata perché vogliono costruire in quel quartiere arabo di Gerusalemme un’altra colonia ebraica. Avete mai visto i bambini dei villaggi circostanti Tuwani a sud di Hebron che per andare a scuola devono camminare più di un ora e mezza perché nella strada diretta dal loro villaggio alla scuola si trova un insediamento e i coloni picchiano ed aggrediscono i bambini, oppure i pastori di Tuwani che trovano le loro tanche d’acqua o le loro pecore avvelenate da fanatici coloni, o la città di Hebron ridotta a fantasma perché nel centro storico difesi da più di mille soldati 400 coloni hanno cacciato migliaia di palestinesi, costringendo a chiudere più di 870 negozi.
Avete visto il muro che taglia strade e quartieri che toglie terre ai villaggi che divide palestinesi da Palestinesi, che annette territorio fertile e acqua ad Israele, un muro considerato illegale dalla Corte Internazionale di giustizia. Avete visto al valico di Eretz i malati di cancro rimandati indietro per questioni di sicureza, negli ultimi 19 mesi sono 283 le persone morte per mancanze di cure, avrebbero dovuto essere ricoverate negli ospedali all’estero, ma non sono stati fatti passare malgrado medici israeliani del gruppo Phisician for Human rights garantissero per loro. Avete sentito il freddo che penetra nelle ossa nelle notte gelide di Gaza perché non c’è riscaldamento, non c’è luce, o i bambini nati prematuri nell’ospedale di Shifa con i loro corpicini che vogliono vivere e bastano trenta minuti senza elettricità perché muoiano.
Avete visto la paura e il terrore negli occhi dei bambini, i loro corpi spezzati. Certo anche quelli dei bambini di Sderot, la loro paura non è diversa, e anche i razzi uccidono ma almeno loro hanno dei rifugi dove andare e per fortuna non hanno mai visto palazzi sventrati o decine di cadaveri intorno a loro o aerei che li bombardano a tappeto. Basta un morto per dire no, ma anche le proporzioni contano dal 2002 ad oggi per lanci di razzi di estremisti palestinesi sono state uccise 20 persone. Troppe, ma a Gaza nello stesso tempo sono stati distrutte migliaia e migliaia di case ed uccise più di tre mila persone tra loro centinaia di bambini che non tiravano razzi.
Dopo le manifestazioni di Milano dove sono state bruciate bandiere israeliane, voi dirigenti politici avete tutti manifestato indignazione, avete urlato la vostra condanna. Ne avete tutto il diritto. Io non brucio bandiere né israeliane né di altri paesi e penso che Israele abbia il diritto di esistere come uno Stato normale, uno stato per i suoi cittadini, con le frontiere del 1967, molto più ampie di quelle della partizione della Palestina decisa dalla Nazioni Unite del 1947.
Avrei però voluto sentire la vostra indignazione e la vostra umanità e sentirvi urlare il dolore per tante morti e tanta distruzione, per tanta arroganza, per tanta disumanità, per tanta violazione del diritto internazionale e umanitario. Avrei voluto sentirvi dire ai governanti israeliani: Cessate il fuoco, cessate l’assedio a Gaza, fermate la costruzione delle colonie in Cisgiordania, finitela con l’ occupazione militare, rispettate e applicate le risoluzioni delle Nazioni Unite, questo è il modo per togliere ogni spazio ai fondamentalismi e alle minaccie contro Israele.
Ieri lo dicevano migliaia di israeliani a Tel Aviv, ci rifiutamo di essere nemici, basta con l’occupazione.
Dio mio in che mondo terribile viviamo.
Luisa Morgantini 11/8/2008 CHI ARRESTA IL GOVERNO?? by BardaIn questa terra di paradossi non poteva mica mancare il paradosso dell’emergenza rifiuti?
Certo che no! E infatti, mentre si arresta(giustamente) chi abbandona rifiuti ingombranti per strada, a Chiaiano i militari(ufficialmente chiamati a presidiare la discarica) muniti di opportune mascherine antigas. Decidono di recintare un vascone(di circa 800 metri quadri) con del filo spinato. Per fare cosa? Semplice, per buttarci dentro i rifiuti speciali ritrovati durante i lavori d’allestimento della discarica.
Ebbene si! Durante i lavori d’impermeabilizzazione della cava, sono state ritrovate lastre di amianto. Il ritrovamento delle lastre di amianto imponeva la bonifica della cava con un conseguente slittamento dei tempi di consegna. E così forse per rientrare nei tempi di allestimento previsti dal Governo, i militari hanno deciso di bonificare la zona realizzando un vascone, in cui è stata gettata tutta la porcheria che andava tolta di mezzo.
La scoperta è stata fatta dal comitato che si oppone alla costruzione della discarica.
10/28/2008 PROFEZIA RIFORMA ANGOSCIANTEfebbraio, 1950 "Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura. Al diritto della famiglia, che è consacrato in un altro articolo della Costituzione, nell’articolo 30, di istruire e di educare i figli, corrisponde questa opportunità che deve essere data alle famiglie di far frequentare ai loro figlioli scuole di loro gradimento e quindi di permettere la istituzione di scuole che meglio corrispondano con certe garanzie che ora vedremo alle preferenze politiche, religiose, culturali di quella famiglia. [...] Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: - rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. - attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. - dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […]. 7/23/2008 NUCLEARE* Non è vero che il nucleare è più economico. I veri costi del nucleare sono nascosti, se non addirittura sconosciuti. Lo dimostra il rapporto decennale (1991-2001) congiunto UE-USA, chiamato ExternE, sui costi esterni della generazione energetica, che nel volume 7 a pag. 795 esplicita il criterio di calcolo con cui vengono calcolati i costi delle varie fonti e sostiene che è non sia possibile - allo stato attuale - prevedere i costi della gestione millenaria delle scorie, né dei possibili costi di incidenti di dimensioni geografiche, come quello di Chernobyl. Tali lacune fanno apparire conveniente una fonte che in realtà cela enormi aggravi nel momento in cui si dismettono gli impianti o nel caso di incidenti. Il costo del kWh prodotto, tra l'altro, sarà - persino nelle previsioni del DOE (Department of Energy) americano - superiore a quello di molte altre fonti già a partire dal 2015, ben prima della messa in operatività della prima centrale. A parità di costi capitali, l'energia eolica, secondo un recente rapporto di Greenpeace, già oggi produce 2.3 volte piu' energia, 5 volte piu' posti di lavoro, non aumenta il rischio di incidenti, non produce scorie e permette l'utilizzo del terreno in contemporanea alla generazione. Nonche' il decommissioning di un impianto eolico puo' essere effettuato con un ripristino totale della zona.
* L'esempio della Francia dimostra la convenienza del nucleare. In Francia, l'errore compiuto negli anni '70 circa la valutazione dell'andamento della domanda energetica, ha portato ad avere oggi 8 centrali su 58 in sovraproduzione energetica. Visti gli elevati costi di una possibile inattività delle centrali, la Francia vende sottoprezzo l'energia a tutti i paesi confinanti, principalmente di notte. In tal modo noi possiamo spegnere le nostre più costose centrali a gas e olio combustibile e far finta che il nucleare sia conveniente ovunque. Ad allungare un po' più lo sguardo, si scopre il fallimento della linea nucleare della British Energy per gli elevati costi di smantellamento delle centrali, oppure i reattori in dismissione in Germania e in Spagna, rimpiazzati da fotovoltaico ed eolico. Il motivo per cui le centrali francesi appaiono non soffrire economicamente è perché EdF, azienda elettrica francese, è totalmente a capitale pubblico: fu voluta da De Gaulle negli anni ’50 per legare strettamente la produzione nucleare civile all’industria militare. E' cosa nota, infatti, che lo sfruttamento delle scorie nucleari civili per la produzione di Plutonio adatto alle testate nucleari tattiche, sia la ragione per cui in primis il settore fece la sua comparsa nel dopoguerra. Se l'Italia ripudiasse veramente la guerra, non contribuirebbe ad alimentare un mercato così nettamente influente sulla sicurezza dell'intero pianeta. * Il nucleare in Italia sarà unicamente a capitale privato. Seppure si riesca a trovare dei privati disposti ad investire negli impianti (non esiste impianto al mondo in cui non siano stati usati capitali pubblici), la gestione delle scorie resta di competenza statale, attraverso la Sogin, oltre ad eventuali sussidi e coperture assicurative a carico del contribuente, così come ricadrebbero i costi sociali ed ambientali di eventuali incidenti. Se è vero che non esiste gruppo assicurativo pronto a coprire un impianto, pochi sanno che i soldi dei contribuenti finiscono anche in SACE e SIMEST, agenzie statali di credito all'esportazione, le quali assicurano gli impianti nucleari in costruzione all'estero da aziende nostrane come ENEL o Ansaldo. Tale sistema, ristabilito dal ministro Marzano nel 2003 (Governo Berlusconi) in barba del risultato schiacciante del referendum del 1987, permette alle aziende nostrane di investire in centrali senza essere costretti a curarsi molto degli aspetti relativi alla sicurezza, come dimostra lo stato dei lavori di tre impianti in cui è coinvolta ENEL. * Non è vero che esiste una soluzione per la gestione delle scorie. Ancora senza soluzione in NESSUNA PARTE DEL GLOBO, la gestione di tali rifiuti richiede - finché non siano scoperte tecnologie alternative - un monitoraggio ed una manutenzione continui, costosi e pericolosi. Il famoso impianto di stoccaggio geologico di Yukka Mountain in Nevada è ufficialmente un fallimento, con l'ammissione dei tecnici americani delle infiltrazioni di acqua e delle varie perdite registrate, nel periodo di 25 anni in cui si è provato a svilupparlo. In Italia, bastarono pochi mesi agli incaricati dal governo per dichiarare la "soluzione Scanzano" come sicura e definitiva. * Non e' vero che il nucleare è amico del clima. Produce fino a 85 g di CO2 per kWh e comunque la prima centrale potrebbe iniziare le operazioni solo tra 12-15 anni. I cambiamenti climatici sono un’urgenza di oggi, non rimandabile a 12 anni. Tra l'altro, si calcola che se raddoppiassimo la quota mondiale attuale di nucleare, l'uranio utile a questi impianti terminerebbe entro il 2050. (quasi tutto in terreno iraniano…) E non parliamo di incidenti: potremmo elencare centinaia di incidenti con cadenza quasi mensile, di cui ben pochi filtrati dai nostri ignobili mezzi di comunicazione (di cui solo alcuni solo ora si risvegliano e pubblicano alcuni dei continui incidenti in Francia). Solo il 13 maggio è stato chiuso il centro di riprocessamento di Sellafield per una fuga radioattiva. In Spagna, la mancata comunicazione di una perdita in una centrale a fine marzo scorso, sta obbligando migliaia di persone (tra cui molti giovani studenti) a sottoporsi a screening per eventuali danni da irradiazione, essendo la centrale rimasta aperta al pubblico per giorni anche dopo l'accaduto. Ogni anno, quintali di Plutonio vengono trasferiti dagli oltre 400 reattori esistenti verso le centrali di riprocessamento…lo sapete che un milligrammo di Plutonio è sufficiente ad uccidere 15.000 persone? Nessun'altra fonte ha questi costi e questi problemi! 7/7/2008 UNIVERSITASi avvisa la spettabile clientela di evitare le universitarie dal lunedì al venerdì per tutto il mese di luglio.
7/5/2008 TRATTATO DI LISBONASi invitano gli utenti a stampare e far circolare COSA SAI SUL TRATTATO DI LISBONA? 1) Sai che è un trattato di riforma europea che sostituisce i precedenti trattati e con il quale si afferma definitivamente la prevalenza del diritto comunitario su quello nazionale? 2) Sai che tutto il potere decisionale in Europa sarà gestito da 27 Commissari (uno per ogni nazione, non necessariamente eletti dal popolo, che dal novembre 2014 diventerebbero meno di 27, in rappresentanza di solo i 2/3 degli stati), dal Consiglio (anche qui, membri non necessariamente eletti dal popolo), e dalla BCE (Banca Centrale Europea… e figuriamoci se gli "eletti dal popolo" li troviamo proprio qui!), e che il Parlamento Europeo continuerebbe ad avere un ruolo puramente consultivo? - Ti senti rassicurato dal fatto che così poche persone decidano del destino di 500 milioni di abitanti? - Ritieni che esistano organizzazioni che possano agire per condizionare le decisioni di organismi gestiti da così poche persone, non elette dal popolo, che hanno un potere assoluto sul popolo stesso ma che non rispondono a nessuno che li abbia eletti? - Hai mai sentito parlare di "BILDERBERG" e "COMMISSIONE TRILATERALE" ? (continua) - Ricorderai che per far cadere un qualunque governo è necessaria la maggioranza semplice dei rappresentanti (il 50% più uno); sai che per imporre le dimissioni alla "Commissione" è invece necessaria la maggioranza (con voto palese), dei due terzi del parlamento europeo? 3) Sai che il trattato di Lisbona reintroduce la pena di morte? - Con ambiguità il trattato non cita direttamente la pena di morte ma rimanda alla "carta dei diritti fondamentali" che nel suo articolo 2, prevede la pena di morte per reprimere "UNA SOMMOSSA O UN’INSURREZIONE". Nessun esempio è citato per definire il concetto di "sommossa o insurrezione". Ma se il popolo insorge… qualche buon motivo deve pur averlo… però si espone ad un assassinio legalizzato! Ti senti ancora tutelato nel tuo diritto di opporti a… qualcosa? 4) Sai che la politica di difesa del trattato di Lisbona, prevede oltre alle "missioni di pace" anche missioni "offensive"? 5) Sai che in caso di arresto potrai essere spostato in qualunque regione europea, proprio come avviene ora all’interno di qualunque nazione tra un carcere e l’altro? 6) Sai che il trattato garantisce l’uguaglianza (reciprocità) tra i membri, ma contemporaneamente garantisce l’ineguaglianza tra essi, consentendo alla Danimarca ed all’Inghilterra di continuare a stampare le loro monete nazionali? 7) Sai che l’Inghilterra rimane comunque proprietaria del 15,98% e la Danimarca del 1,72% della Banca Centrale Europea? 8) Sai che il contenuto del trattato di Lisbona coincide sostanzialmente con quello della "Costituzione Europea" che è stata bocciata da un referendum popolare in Olanda e Francia? Il "trattato di Lisbona" è stato bocciato dal referendum popolare in Irlanda. Perché queste bocciature? Magari perché questi popoli sono "antieuropeisti" o piuttosto perché sono più informati di noi? (I governi di Francia e Olanda hanno poi ratificato la "costituzione europea" quando questa ha cambiato nome in "trattato di Lisbona" in totale spregio al risultato referendario). Secondo lo studio dell’Avv. Klaus Heeger, consulente per il gruppo democratico del parlamento europeo: la Costituzione garantiva alla U.E. 105 nuove aree di competenza, esattamente lo stesso numero di competenze che sono attribuite al Trattato di Lisbona; in quest’ultimo, rispetto alla costituzione rimangono fuori i simboli U.E.: bandiera inno e motto, ma entra il cambiamento climatico. Le rimanenti nuove 104 aree di competenza (aree cioè nelle quali la possibilità da parte degli stati di legiferare in modo difforme da quanto deciso in sede U.E. è illegale), sono identiche. 9) Sai che gli appartenenti alle polizia ed esercito nazionali dovranno prestare giuramento di fedeltà alla unione europea e chi si rifiuterà potrà essere licenziato? 10) Sai che con l’approvazione del trattato di Lisbona sarà illegale manifestare contro "l’unione europea"? Questo significa la fine della libertà di esistere per i partiti ed i movimenti ad ispirazione localistica che professino ideali indipendentistici. 11) Sai cosa affermò Jean Monnet, uno dei fondatori dell’attuale idea di Europa? "Le nazioni dell’Europa dovrebbero essere guidate verso il superstato senza che i loro popoli sappiano cosa sta accadendo". Sei consapevole che questo sta accadendo OGGI? ORA CHIEDITI 1) Perché i giornalisti sono pronti a mostrarti il plastico e radiografare l’ultimo omicidio di provincia ma tacciono sul trattato di Lisbona, così importante per il nostro futuro e per quello dei nostri figli e nipoti? 2) Perché la gran parte dei nostri rappresentanti politici si dichiara a favore di questo trattato? Lo sostengono ripetendo mediocri slogan come "Chi è contro l’Europa è un terrorista!", senza rendersi conto che è proprio questa idea di "Europa" ad essere terroristica, così come lo sono i toni autoritari, tipici di chi vuole sottrarsi al confronto. 3) Il trattato di Lisbona è così vincolante che potrà subire modifiche solo con l’unanimità degli stati; un’ipotesi davvero difficile da attuare, se si pensa che Inghilterra e Danimarca si troverebbero a dover ridiscutere il loro status privilegiato. Questo messaggio non è contro l’integrazione europea ma è per un’integrazione che rispetti le reali esigenze democratiche dei popoli. Questo messaggio è utile per evidenziare la deleteria esistenza di strutture di potere, create e gestite da poche famiglie a capo di multinazionali, come "bilderberg" e "commissione trilaterale", che hanno una pesante e illegittima influenza sulle strategie politiche ed economiche che coinvolgono centinaia di milioni di persone. Qui di seguito troverai i link alle notizie ed alle fonti di questo messaggio. Non fermarti alla lettura di queste poche righe, verifica queste informazioni. Prenditi questa responsabilità in nome tuo, dei tuoi figli e dei tuoi nipoti e se condividi lo spirito di questo messaggio fallo conoscere e fai pressione sui tuoi rappresentanti politici e sui giornalisti affinché sviluppino il corretto dibattito democratico sui contenuti del trattato di Lisbona. Non farti intimorire da vuoti slogan… potresti scoprire che quasi nessuno dei nostri rappresentanti politici ha letto il trattato! Sulla reintroduzione della pena di morte: lezione del Prof. Schachtschneider all'Università di Salisburgo sui pericoli del Trattato, inclusa la pena di morte, in vari stralci su Youtube. Qui un interessante articolo del Prof. Giuseppe Guarino. A proposito della PENA DI MORTE: Il prof. Karl Albrecht Schachtschneider ha affermato a questo proposito: "Nella Dichiarazione riguardante le Spiegazioni della Carta dei Diritti Fondamentali, che secondo l'Art. 49b (51) TUE ("Allegato") sono parte costituente dei Trattati, dunque sono parimenti vincolanti, sta scritto: ‘Le disposizioni dell'articolo 2 della Carta corrispondono a quelle degli articoli summenzionati della CEDU [Carta europea dei diritti dell’uomo, ndr] e del protocollo addizionale e, ai sensi dell'articolo 52, paragrafo 3 della Carta, hanno significato e portata identici’." Il prof. Schachtschneider sottolinea come all’art. 2 della CEDU si preveda: "La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: […] c) Per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione"; e l’articolo 2 del protocollo n. 6 della CEDU dice: "Uno stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra; tale pena sarà applicata solo nei casi previsti da tale legislazione e conformemente alle sue disposizioni ...". Schachtschneider aggiunge: "Sommosse o insurrezioni possono essere viste anche in certe dimostrazioni. Secondo il Trattato di Lisbona, l'uso mortale di armi da fuoco in tali situazioni non rappresenta una violazione del diritto alla vita. In guerra si trovano attualmente sia la Germania che l'Austria. Le guerre dell'Unione Europea aumenteranno. Per questo, l'Unione si riarma – anche con il Trattato di Lisbona." Il prof. Schachtschneider aggiunge infatti: "La prassi dell'Unione di estendere estremamente i testi sui doveri degli stati membri non autorizza ad escludere anche una tale interpretazione, quando la situazione lo comanda o lo consiglia." Su Youtube Articoli interessanti: Comedonchisciotte Disinformazione Su WIKIPEDIA: Gruppo Bilderberg Commissione Trilaterale Commissione Europea BCE Banca Centrale Europea Jean Monnet Trattato di Lisbona, testo integrale Trattato sul funzionamento della U.E. testo integrale 6/27/2008 DIVIETO DI BALNEAZIONE IN COSTIERANormalmente il sabato e la domenica vado a fare il bellillo in costiera e a rinfrescare le calde giornate di afa.
LO SAPEVATE CHE QUEST'ANNO IL BAGNO NON SI PUò FARE???
E' stato applicato il divieto di balneazione, ma logicamente i proprietari dei lidi li hanno rimossi fregandosi dei rischi per noi billilli.
TABELLA DIVIETI
6/23/2008 Intervista: Maurizio PallanteL'esperto Maurizio Pallante spiega i vantaggi economici e ambientali della raccolta differenziata e gli svantaggi degli inceneritori dal blog di Grillo
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